Ottone III e la Renovatio Imperii: il sogno della restaurazione del Sacro Romano Impero. Ottone III nacque nel 980 D.C. da Ottone II e dalla Principessa Bizantina Teofania (o Teofano). A causa della morte del Padre, ancor giovane, venne eletto Imperatore a soli tre anni, a Verona. La Reggenza fu svolta dapprima dalla Madre e quindi dalla Nonna, anch’ella Imperatrice, Adelaide di Borgogna. La Madre Teofania ed il Suo Primo Precettore, Giovanni Filigato da Rossano Calabro, gli inculcarono l’amore per il Mondo Greco, sia pure filtrato attraverso l’esperienza dei Bizantini che all’epoca controllavano ancora l’Italia Meridionale.
Ma la maggiore influenza sulla sua formazione, soprattutto nel perseguire l’ideale della Renovatio Imperii, la ebbe il Precettore Gerberto di Aurillac, una delle grandi menti del tempo, divenuto poi Papa Silvestro II. A soli 15 anni Ottone III era già solo al mondo: nel 991 era morta la Madre e nel 995 morì anche la Nonna. La Nobiltà Romana approfittò di questo vuoto di potere nella Reggenza, per scacciare il Papa Giovanni XV, sotto la guida di Giovanni Crescenzio, figlio di quel Crescenzio che assunse il titolo di Patricius Romanorum. Iniziò così per Ottone III una vita travagliata fatta di continui spostamenti fra Roma ed Aquisgrana. Nell’Urbe era chiamato dal Papa per reprimere le continue ribellioni romane ed italiche, nonché dal Suo progetto o meglio dal Suo sogno, di restaurare il Sacro Romano Impero. In Germania era costretto a precipitosi rientri per contrastare e la ribelle Nobiltà locale, ferocemente indipendentista e gli attacchi esterni degli Slavi.
Quindi doveva rientrare ancora in Italia, trascinato dalle battaglie con i Bizantini. Morì giovanissimo, a soli 22 anni, senza lasciare eredi, fra il 23 e il 24 gennaio 1002 a Castel Paterno, nel territorio odierno di Civitacastellana VT. Con Lui finì la c.d. Dinastia degli Ottoni ma, soprattutto, morì anche il sogno di riportare l’Impero ai fasti di Carlo Magno.
Il Sogno della Restaurazione dell’Impero. Ottone III definì se stesso: “Romano, Sassone, Italiano, servo degli Apostoli, per grazia di Dio Imperatore Augusto del Mondo”. In questa definizione è compreso tutto il Suo credo politico. Il Sassone (Germanico) ha conquistato il potere con le armi dei suoi antenati ma per legittimarlo ha bisogno di farsi “Romano”, ossia deve avere l’appoggio del Papato e per averlo non esita ad influenzare direttamente la nomina del Papa, da Gregorio V, Suo cugino Bruno e Suo confessore personale, a Silvestro II, Gerberto di Aurillac, già Suo influente Precettore.
Deve altresì essere “Italiano” perchè a quel tempo l’Italia era ancora un faro di cultura, di storia e di arte in un Europa occupata da Germani e Normanni, minacciata costantemente dai Vichinghi dal Mare del Nord e dai Popoli Slavi da Est. Per affermarsi come “Imperatore Universale” deve però essere anche Cesare Augusto e non può esserlo senza l’investitura “Divina” (per grazia di Dio) che è l’unica a poterlo porre al di sopra di tutte le parti. Ecco allora il titolo di “Servo degli Apostoli”. Ottone III però non era affatto un “mistificatore” come lo saranno in seguito molti Personaggi Normanni, calati in Italia a fondare propri Feudi, pronti ad autoproclamarsi Re. Ottone III invece credeva realmente e con fermezza che Roma dovesse essere ancora il Centro del Mondo Civile. Non soltanto ma era convinto che:
Credeva davvero che avrebbe avuto successo laddove aveva fallito Suo Padre, vittima del medesimo sogno. Ottone III era una Grande Sognatore. Il Suo Progetto Ideale infatti urtava inesorabilmente con tutti i poteri e le vere forze di quel tempo. Anzitutto con il Papato che si rivolgeva a lui soltanto nei momenti di bisogno, tanto da costringerlo a scegliere il Papa in prima persona, fra i suoi fiduciari, per non perderne il controllo. Poi la Nobiltà Romana pronta ad osannarlo al suo arrivo ed a ribellarsi non appena si allontanava. Quindi la stessa Nobiltà Germanica conscia della sua forza sul campo, forgiata attraverso decenni di battaglie di conquista, per nulla incline ad assoggettarsi ad un Re eletto dai Nobili che pretendeva di farsi riconoscere come Imperatore e di assicurarsi, senza averne la forza necessaria, la sottomissione dei Nobili Feudali.
Senza dimenticare il nemico più acerrimo di un tale progetto, quello che già era un Impero: Bisanzio, sicuramente la maggiore potenza del Mediterraneo, che a sua volta era l’erede dell’Impero Romano d’Oriente e di Costantino, il Primo Imperatore Cristiano. Troppe forze contrarie concorrenti, per essere fronteggiate con successo dalle fragili spalle di un ragazzo, costretto ad emanciparsi a soli 15 anni. Eppure Ottone III è ancora oggi avvolto da un alone leggendario, quasi mitico, tale da risvegliare negli ultimi anni nei Suoi confronti anche l’interesse di quei paesi del Basso Viterbese e dell’Area di Roma Nord che accolsero le sue spoglie mortali e che hanno costituito, su di lui ed attorno a lui, il c.d. percorso di Ottone III, contribuendo a mantenerne il ricordo perenne.
Riccardo Vittorio Rossi

lo sfondo rappresenta la Sacra Sindone
Laudes Regiae (Le Litanie Cesaree) Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito la base musicale della Radio Vaticana, quel "Christus vincit" altresì noto come Laudes Regiae, divenuto nel tempo l'inno Vaticano. " Christus vincit, Christus regnat, Christus Christus imperat" le Laudes Regiae e stata definita "la preghiera più virile, più infiammata e potente della Chiesa Cattolica". Apparve, nella sua prima versione nota, nel 785 d.C, in pieno dominio carolingio. É stato il motto, il grido di battaglia dei Crociati in Terra Santa. Fu ripreso dai Normanni nel XII Secolo. Le Laudes Regiae è l'invocazione che partendo da Cristo, vuole esaltare i Suoi Vicari terreni
Ottone III e la Renovatio Imperii: il sogno della restaurazione del Sacro Romano Impero. Ottone III nacque nel 980 D.C. da Ottone II e dalla Principessa Bizantina Teofania (o Teofano). A causa della morte del Padre, ancor giovane, venne eletto Imperatore a soli tre anni, a Verona. La Reggenza fu svolta dapprima dalla Madre e quindi dalla Nonna, anch’ella Imperatrice, Adelaide di Borgogna. La Madre Teofania ed il Suo Primo Precettore, Giovanni Filigato da Rossano Calabro, gli inculcarono l’amore per il Mondo Greco, sia pure filtrato attraverso l’esperienza dei Bizantini che all’epoca controllavano ancora l’Italia Meridionale.
I Cattolici e l'antisemitismo: Perché non possiamo essere antisemiti. Con una costanza frequente e ripetitiva, ad ogni possibile occasione, qualcuno che ama rimestare nel torbido e non di certo per fare chiarezza, ripropone la questione dei rapporti fra Cattolici ed Ebrei, o meglio ancora, fra il Cattolicesimo e l’Ebraismo. Allora vogliamo sceverare, una volta per tutte, dai falsi dubbi e dagli equivoci artatamente costruiti, questo campo di confronto che la Storia ha reso così irto di spine. Alla domanda i Cattolici e l’Antisemitismo si può dare infatti una sola risposta: NOI CATTOLICI NON POSSIAMO ESSERE ANTISEMITI.
La Bibbia Carolingia - Un'occasione da non perdere Dal 19 Aprile sino al 29 Giugno 2009 (data di chiusura dell’Anno Paolino) presso la Basilica di San Paolo (che da sola merita almeno una visita) è visionabile la c.d Bibbia Carolingia. Si tratta di una delle più belle edizioni, riccamente miniate su pergamena, del Medio Evo. È detta la Bibbia Carolingia per due motivi: - perché fu commissionata da Carlo il Calvo nell’866 al Monaco Ingolberto del Monastero di Reims, la cui Scuola di Miniatura era considerata il massimo che l’epoca offrisse in materia di manoscritti; - perché nell’875 essa fu donata al Pontefice e da allora soltanto su di essa i Sovrani del Sacro Romano Impero
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